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Giovanni Manfredini. Corpo Sacro

a cura di Andrea Losavio

testo di Massimo Pulini

Museo della Città via Tonini 1, 28 aprile – 15 luglio 2018

 

La partita doppia del Tempo

Giovanni Manfredini da decenni lavora sulla sacralità del corpo e sulla fisicità dello spirito, dunque su ossimori che stanno sulle cuspidi della forma e della materia. A partire dall’impalpabile sedimento del nero fumo di candela e dalla propria carne trasformata in strumento segnico, in stigma, l’artista solca l’effimero e rende pulviscolare la durata del transito umano, proteggendo il lascito e la fragilità del miracolo, come un atto di devozione antropologica.

Nella sala malatestiana più strettamente legata al tema della passione di Cristo, Giovanni innalza un personale Requiem, un Compianto dedicato allo scarnificato e raggrumato Crocefisso ligneo attribuito a Giovanni Teutonico e all’eroica e ieratica Pietà di Giovanni Bellini.

Davanti a quel mirabile legno invernale, spiaggiatosi a Rimini, e a quell’epica esequie del grande maestro Veneziano un terzo Giovanni, postevangelico, pone il proprio silenzioso lavoro d’ombra entro cui un’impronta opalina agisce per negazione, per disegno sottratto. Una maniera nera dove a svolgere la funzione di brunitoio è il corpo, gomma di un’Autoritratto in forma di Veronica.

L’Arte è senza tempo e senza luogo.
L’ unico suo sistema di misura è l’emozione. Oppure, e ancora, può essere indicato dal eterno.

Arte antica, arte moderna, arte contemporanea. Non vivo nessuna partizione ma Arte, solo Arte. Quella che viene prima dei musei.

La pittura indaga la vita percependone la morte. Indaga la Luce percependone il buio .
La pittura tutta è atto di fede.
E’ un inginocchiarsi di fronte alla bellezza del creato.

Mi chiamo Giovanni come il Bellini, come il Teutonico.

Mi inginocchio a mia volta di fronte alle loro opere e attendo il mio turno.

– Giovanni Manfredini

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