Adolfo Coppedè. Un architetto nel secolo d’oro della borghesia

a cura di Tommaso Strinati

Castel Sismondo, 12 aprile – 8 giugno 2014

CoppedéNei primi anni del XX secolo si fronteggiarono in Europa due visioni antitetiche dell’arte: la geometria cartesiana  muoveva contro la sinuosità delle linee curve, l’asciuttezza strutturale e matematica contro la fioritura ramificata della decorazione; il rigore contro l’asimmetria. Il Déco e il Liberty, ma anche la fantasia geometrica della Secessione viennese dovettero cedere il passo al razionalismo, al cemento armato e alla pianificazione modulare delle unità abitative.
Questa sostanziale vittoria dell’ingegneria sull’architettura ha comportato una netta separazione dei destini artistici; quelle che per secoli furono le strade parallele e intrecciate delle arti visive storiche (intendo qui pittura, scultura e architettura), da quel momento si separano. La radicale “eliminazione dell’ornamento” ha comportato il successivo autismo delle arti; la perdita di orizzonti comuni ha sostanzialmente annullato le relazioni reciproche, impedendo quella contaminazione vitale che è stata lievito primario nelle migliori epoche artistiche.
Il fondo Baratti che raccoglie circa 3000 disegni di Gino e Adolfo Coppedè non è solo uno straordinario giacimento di idee, progetti e memorie uscito da un glorioso studio di architettura, ma è anche un prezioso spaccato di storia dell’arte italiana, che attraversa una lunga stagione di cruciali trasformazioni. La maggior fama dei Coppedè è certamente dovuta al quartiere romano cui si è legato il cognome dei due architetti che nell’immaginario collettivo è divenuto sinonimo di bizzarro eclettismo.
Passando per piazza Mincio ci si ritrova ancora oggi in un luogo separato dal tempo, circondati da uno Style Council che unisce il neogotico al Liberty o, se si  vuole, il Déco più eccessivo ad una fiabilandia ante litteram. Un villaggio di palazzine gremite di balconi e torrette, di bifore e fregi che non può lasciare indifferenti e che, comunque la si pensi, mostra sapienti
invenzioni formali e dichiara una estrema postazione estetica, frutto di coraggio e fecondità. Questa miscellanea formale, tacciata di passatismo dai detrattori, può venir considerata, per la verità, una anticipazione di quel che verso gli anni Ottanta del Novecento sarà il Postmoderno. Non dimentichiamo che a Roma anche Annibale Carracci, allo svelamento degli affreschi di Palazzo Farnese, venne accusato di eclettismo. Un eclettismo che in quel caso si dimostrò vincente per ben più di un secolo.
(Tommaso Strinati)

Castel Sismondo
piazza Malatesta – 47921 Rimini

Orari di apertura
dal martedì al venerdì ore 16.00-22.30
sabato, domenica, prefestivi e festivi ore 10.00-23.00
chiuso lunedì non festivi

mappa dei luoghi

ingressi
intero € 5,00
ridotto € 3,00 (ragazzi fino a 14 anni, adulti oltre 65 anni e gruppi di almeno 12 persone)
con D CARD € 2,50